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Galileo Galilei e il metodo scientifico
Galileo nacque
a Pisa, da una famiglia nobile, il 15 Febbraio del 1564, ed ebbe come primo
maestro il padre Vincenzo, uomo d’ingegno, che provvedeva alla famiglia con
lezioni di liuto.
Il padre lo iscrisse all’arte medica per migliorare la sua condizione
finanziaria e per ricordare il suo avo che si era distinto in medicina.
A 18 anni, nel 1583, attratto dall’oscillazione di una lampada nel duomo di
Pisa, volle controllarne la durata. Con i battiti del polso egli scoprì che la
durata era la stessa, qualunque fosse l’ampiezza delle oscillazioni. Enunciò
cosi la legge dell’isocronismo del pendolo, seguendo lo stesso metodo di
indagine che aveva seguito Leonardo.
Dopo questa scoperta Galileo abbandonò la medicina, che non lo attirava, per
dedicarsi alla matematica sotto la guida di Ostilio Ricci, amico di famiglia.
Galileo
compì rapidamente gli studi mentre si guadagnava la vita con una lettura
pubblica di matematica in Siena e impartiva lezioni private a Siena e Firenze.
A 24 anni ottenne la cattedra di matematica nello studio di Pisa con il magro
stipendio di 60 scudi all’ anno.
L’incomprensione dei colleghi, i suoi ex maestri, e la sua aperta ribellione
alla dottrina aristotelica, gli resero la vita difficile. Per questi motivi dopo
un disaccordo con i Medici, si trasferì a Padova.
Là, notato per l’intelligenza e per i suoi nuovi principi, nel 1592 ottenne il
lettorato di matematica.
Si fermò a Padova per 18 anni, i più felici e fecondi della sua vita. Circondato
da valenti studiosi, libero di pensare e di esprimere le proprie idee, egli
ideò il compasso geometrico e militare, inventò una macchina idrovora, enunciò
le leggi della caduta dei gravi, le prime esperienze sul termometro, completò
gli studi sul pendolo e lo applicò all’orologio per misurare il tempo, e
perfezionò l’occhiale olandese: il telescopio. Con questo strumento poté
rilevare le montuosità della Luna, le macchie solari, le stelle della Via
Lattea, i satelliti di Giove che egli denominò Medicei, in onore della casa
toscana. Questo gesto contribuì a riconciliarsi con il granduca di Toscana, che
lo richiamò in patria, e gli offrì un assegno di 1000 scudi annui, e gli conferì
il titolo di Primario matematico e filosofo.
Agli onori universalmente riconosciuti si unirono a quel tempo anche quelli
ecclesiastici e dello stesso Sommo Pontefice.
Ma presto per Galilei sarebbe iniziata una lunga serie di tribolazioni a causa
della sua adesione al sistema copernicano, ossia al sistema eliocentrico che
pone il Sole al centro del planetario. L’incomprensione dei suoi avversari fu
notevole a tal punto che riuscirono a fargli imporre dal Santo Uffizio (
Tribunale dell’Inquisizione ) la promessa di abbandonare la teoria copernicana.E Galilei lo promise (1616).
Avvenuta l’elezione del Papa ( Urbano VIII ), cardinale Barberini, grande amico
ed ammiratore di Galilei, questi credette giunto il momento di pubblicare quello
che sarebbe stato il suo capolavoro scientifico e letterario: "Dialoghi
sopra i massimi sistemi"(1632 ), nel quale demoliva il sistema
tolemaico.

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